MADRE TERESA DI CALCUTTA

Biografia  Articoli  Preghiere  Missionarie della Carità  Libro delle condoglianze  Testi  Conto Corrente  Home  Sito originario

 

Da Avvenire del 13 settembre 1997
Donna al vertice della nostra generazione
 
Un momento di sosta, per favore, non a mo' di rito, come si usa a sottolineare il rimpianto per personaggi celebri. La convenzionalità a lei non s'addice, cosi come fanno forte stridore tutti i termini che sappiano di enfasi. L'avevo incontrata appena qualche mese fa, presso una delle sue case alla periferia di Roma: da allora non mi restano che parole povere. Sapeva del mio arrivo e avrebbe voluto, anche se affaticata, spostarsi per raggiungermi presso la stanza d'accoglienza, a costo d'attraversare il cortile piuttosto vasto. Preferii portarmi io presso di lei. E così la trovai in una stanza da lavoro, con accanto una suora affaccendata: una stanza del tutto simile a quella dei contadini della mia infanzia; degli anni Venti-Trenta: nitida e disadorna che più non si può. Tutto qui? Mi venne da chiedermi. Tutto qui... la donna venerata per quanto è vasto il mondo, lei, il Premio Nobel per la Pace, la vera donna simbolo nel cui nome una generazione riconosce il meglio di sé!E ne parlan tutti, credenti e non credenti, con un senso di genuino orgoglio, quasi a pareggiare i conti in così grave disavanzo, fors'anche per coprire le terribili vergogne del nostro tempo.Sedemmo presso l'uscio, proprio come s'usava in campagna: e lei a tenermi la mano con la semplicità dei contadini che usavano esprimere così la gioia dell'accoglienza, mentre con lo sguardo pareva volesse trasmettermi un poco di quel che lei vorrebbe comunicare alla Chiesa. Sembrava ci fossimo conosciuti da sempre: nessun discorso particolarmente sublime, in compenso una nitida serenità nel volto, anche se poco prima il suo cuore s'era permesso di "fare le bizze". Per il resto, i suoi pensieri erano tutti per la moltitudine dei poveri, in particolare per famiglie dissestate e per le trasmigrazioni di massa da continente a continente. Di qui l'urgenza di risvegliare le coscienze per destarvi un'ondata di carità. Naturalmente non poteva mancare un cenno alle molte sue "case sparse nei continenti", alle tante "vocazioni" accorse in suo aiuto e, infine, al molto che le restava da fare: motivi tutti "per benedire il Signore". Disse proprio cosi, con tanto gusto nella voce, ma senza avverbi accrescitivi, come si trattasse delle cose più naturali del mondo. Pensai a santa Teresa d'Avila, una delle donne più straordinarie dei secoli scorsi, alta nella contemplazione e altrettanto fremente nell'azione, cosi come quest'altra Teresa, che mi sedeva accanto dinanzi all'uscio di casa, mi si presentava minutissima nel corpo e scarna di parole eppure cosi vasta d'anima da investire, anzi da contenere entro il suo fervore i continenti. Una spiegazione? Una personalità come questa appartiene realmente all'intera nostra generazione. E poiché il fenomeno si sta verificando in questo nostro secolo dell'effervescenza fascinosa e della razionalizzazione efficientistica, il chiedersene una qualche ragione è più che legittimo, specie se si fa la pur minima attenzione agli incredibili contrasti con la condizione di questo nostro secolo, in particolare i degradi e le aberrazioni che l'hanno umiliato. Forse mai era accaduto che una singola persona segnasse l'intero continente di tanta carità. Detto meglio: n o forse è mai riuscito a dare alle forme esterne della carità, il fascino della sublimità. E' questo l'enigma che col finire dei secolo resterà in eredità alla generazione prossima. Dicendo "enigma" non penso ai segreti del mondo intimo di lei. L'enigma sta altrove: è in questa estrema efficienza, per non dire in questa nuova legge causale che incide sulla coscienza di un secolo scettico. I credenti una spiegazione l'hanno subito pronta: la potenza della Grazia di Dio. Ma udita sulle nostre bocche può sembrare una formula, un algoritmo. E forse siamo i meno adatti, come pensava Chesterton, uno dei più grandi pensatori inglesi di questo secolo: «per apprezzare i valori della Chiesa Cattolica, bisogna esserne stati fuori». Pensava - e non senza ragione - che a furia di viverci dentro accade di perdere la capacità di stupore. Io attendo anche, e soprattutto, altre voci, che poi, dinanzi a figure come questa, non sono più «altre», visto che a tutti essa appartiene e in lei può crearsi una sintonia superiore, stavo per dire un imparentamento, che purificandoci tutti ci unifica nelle profondità. Che poi il tutto avvenga attorno e a motivo di una donna, anche questo è pure un indizio singolare da registrare sul conto di questo secolo, un segno anch'esso, forse unico, anche per un particolare che non è da poco: la forza di questa donna è stata nella carità più pura e più casta, che è poi il cuore del cristianesimo e insieme tutto il suo fascino: non per niente sant'Agostino parla della "madre carità". E poiché penso che a, vibrare attorno a questa donna e a motivo della "madre carità" saranno una moltitudine, perché dunque non vibrare noi pure al pensiero che, poiché la carità di quella donna è acqua tersa della chiarissima Fonte Prima, perciò stesso un qualcosa che li fa anch'essi intimi di casa: "nemo foras nisi vera foras", come per dire che nessuno ha da dirsi "estraneo", se non è del tutto fuori. Sicché dinanzi a questa figura possiamo tutti vivere, pur nel contesto di tante tristezze, un momento di riconciliazione con noi stessi e con la nostra specie. Non per niente è una donna che l'amore cristiano ha fatto madre non solo umana, ma dell'umanità. Il pensiero torna alla domanda di una spiegazione. Sarà proprio questo un tema urgente di riflessione per la comunità cristiana, visto che in questa creatura si è ripresentato sotto i nostri occhi un esemplare vivido del mistero cristiano, che è poi tutto qui: nella presenza della sublimità nascosta dentro la povertà. Nel frattempo m'è tanto caro richiamarmi a Bergson all'opera "Le due fonti della morale e della religione", il suo capolavoro: «perché i santi hanno così degli imitatori e perché i grandi propagatori di bene hanno trascinato dietro di sé folle? Essi nulla domandano, e tuttavia ottengono. Non hanno bisogno di esortare; non hanno che da esistere; la loro esistenza è un richiamo»." Ersilio Tonini
 
 
Da Avvenire del 13 settembre 1997
Domenico Del Rio
Teresa dei poveri
Ciao sorella
Oggi tutto il mondo si inchina
 
«Laudato si', mi Signore, per sora nostra morte corporale». La morte è una sorella. La morte conduce nel regno di Dio. La morte, come dice un detto ebraico, fa «scivolare in Dio». Madre Teresa ora è scivolata in Dio. Per questo, noi non siamo tristi. San Francesco, morente, mandò un frate al convento delle suore a San Damiano: «Dirai a nostra sorella Chiara che le proibisco di lasciarsi andare alla tristezza.». Per questo, oggi, noi non cantiamo Requiem per Madre Teresa di Calcutta. Vogliamo cantare Magnificat, perché sulla terra abbiamo visto le meraviglie di Dio apparse in una donna. Abbiamo visto una donna inebriata di Dio, una donna che ha voluto dare felicità a Dio. «Vorrei che tu, Dio, fossi felice»: è l'inaudita preghiera nata da da un'anima mistica. Come si fa a desiderare che Dio sia felice, se egli è la felicità suprema, se è lui che, alla fine donerà la grande perpetua felicità? Eppure, questa donna ha visto che Dio è infelice, che Cristo è infelice quando l'uomo è infelice, quando il dolore, la guerra, l'odio, la tortura scavano solchi dentro la carne e dentro lo spirito di un uomo. Inebriata di Dio, questa donna ha visto l'immedesimazione di Dio, con il dolore dell'uomo, ha visto Gesù ricrocifísso continuamente nelle ferite del povero, nelle piaghe dell'ammalato, nel pianto del derelitto, nelle grandi tristezze della terra. Madre Teresa ha visto questa infelicità di Dio. E allora ha voluto che Dio fosse felice. Perché è possibile rendere felice Dio, quando si scorge il suo volto in una creatura e se ne ha premura; quando si sente il suo tocco nella carne e nello spirito, e se ne ha trepidazione. Noi lo sappiamo, noi abbiamo constatato che essa ha fatto questo. Noi, uomini miseri, noi anime di peccato, noi diamo testimonianza a Dio e al mondo che essa ha fatto questo. E noi non cantiamo Requiem oggi. Noi cantiamo Magnificat. Noi sappiamo che essa è «scivolata» in Dio, ma che ancora la vediamo da qui. Noi non diciamo addio a Madre Teresa. Non abbiamo detto addio a san Francesco, non abbiamo detto addio a Papa Giovanni... Non le diciamo addio, perché non stiamo a guardarla, a contemplare quel suo volto rugoso, lassù nel cielo di Dio. Noi quasi in attesa… Perché anche a noi, creature segnate dalla debolezza del peccato, con la povertà delle nostre anime, è dato aspirare al cielo. In fondo, con la fede in Cristo tutti siamo creature che dalla terra stanno a guardare al cielo. Siamo un po' come gli apostoli e i discepoli del Signore che stavano incantati con gli occhi in alto, il giorno dell'Ascensione di Gesù, sul colle fuori Gerusalemme: «Uomini di Galilea, perché state a guardare al cielo?». Guardiamo al cielo, perché là è la nostra casa futura, l'immensa casa che, già colma prima dei secoli della carità di Dio e di voli di angeli, ha cominciato nel tempo anche a riempirsi di antichi patriarchi, di martiri e di dottori, di vergini e di spose, di papi e di vescovi, di bambini e di poveri, ma anche di peccatori e di peccatrici tirati su dalla grande misericordia di Dio. Lì è arrivato san Francesco, li è arrivato Papa Giovanni, lì è arrivata Madre Teresa. Ma lì è arrivata anche mia madre, è arrivato mio padre, lì sono arrivati tanti amici che, piano piano, uno a uno, se ne sono andati da questa nostra casa terrena per trasferirsi in quella di lassù. E, tuttavia, nella mia debolezza di creatura terrena, forse non ho questo acuto desiderio di trasferirmi in cielo. Sono uno che ha bisogno di essere lavato dal perdono di Dio, perché nel mio cammino consueto di tutti i giorni, continuo di più a guardare la terra. Ma è proprio dalla misericordia del mio Signore che mi viene questo sentire per cui, quando passerà «Sorella morte», anch'io, anche noi, come Madre Teresa, finiremo felicemente per «scivolare in Dio». Domenico Dei Rio
 

Biografia  Articoli  Preghiere  Missionarie della Carità  Libro delle condoglianze  Testi  Conto Corrente  Home  Sito originario